
Mastocormino: Mi è stato chiesto di parlare di noi...i Mastofabbro...da dove inizieresti?
Pier Paolo Patti: Non so forse con il focalizzare gli interessi che ci hanno spinto alla nostra prima collaborazione. .
Mastocormino: Ok. Se ricordo bene, eri in cerca di qualcuno capace di utilizzare una videocamera e un software di montaggio...Volevi realizzare un corto di fantascienza. Pensai: Certo che ti do una mano, anche se non ti avevo maiˇ visto prima...Eri in compagnia di colui che sarebbe stato il nostro protagonista, non disse una parola, capii successivamente che era perfetto per il ruolo Tu cosa pensasti? .
Pier Paolo Patti: Io ero all'oscuro di moltissime delle cose che occorrono per la realizzazione
Mastocormino: Credo che quel personaggio rappresentasse una deriva pessimistica della tua personilità, un'oscuro, silenzioso, romantico.Si inizia sempre con gli aspetti autobiografici, per finire dove? .
Pier Paolo Patti: Innanzitutto è un'esigenza di conoscere e capire se stessi per “vedere” ciò che immagini, per creare un tuo mondo, in cui muoversi con delicatezza e stupore.
Mastocormino: Conoscere se stessi con una Canon 3 ccd, un cavalletto acquistato dai cinesi e un pc ormai vecchio di 7 anni? .
Pier Paolo Patti: Da quell’ occasione è partito sfide e ricerca, lo spirito di quelle atmosfere non era niente di più di un'interpretazione, un idea.
Mastocormino: A me piacevano quelle atmosfere cupe, quei luoghi della tua città che altrimenti mi sarebbero apparsi insignificanti, il grigio, quelle luci sgranate, il rosso della ruggine. Da quell' esperienza ho amato tutte quelle fabbriche da buttar via, il ferro, un passato recente già dimenticato... e pensare che Insogno doveva parlare del futuro...Poi, avevo voglia di realizzare qualcosa, di cimentarmi. Fu un banco di prova. Sceneggiatura inesistente, praticamente senza attori. Però ripeto era chiaro il clima che doveva respirarsi. All'inizio non c'erano i suoni, li aggiungemmo tutti in postproduzione, per me fu come se quelle immagini viste mute tanto a lungo iniziassero a "suonare", letteralmente. Poi ci fu il momento della nascita del finale...mai pensato prima, dargli uno spiraglio, il protagonista poteva non finire rinchiuso in casa a sognare, poteva restare nel mondo, distrutto, ma reale...altro tema, il video la realtà che racchiude in se stesso, come media, cosa mi dici a proposito?
Pier Paolo Patti: Il video è qualcosa di straordinariamente indefinibile e meraviglioso. Un mondo in cui nulla è verità, l'interpretazione delle immagini in movimento è sempre un’esperienza intima e personale, il desiderio di creare un video che trasmetta le emozioni, fino a prima solo immaginate, è accecante. Se queste emozioni, poi, riesci anche a condividerle con altri, capisci la potenza mediatica del video.
Mastocormino: Sono d'accordo, io ho sempre vissuto ciò che vedevo come qualcosa di reale, perché certificato dalla capacità di un uomo di immaginarlo, credo questo valga per l'arte in genere. Come dire, se qualcuno lo pensa un giorno potrà accadere.Per me, girare quel corto fu un modo per imparare a conoscerti.
Pier Paolo Patti: Per me fu l' occasione, la grande occasione che con la lucidità del poi, oggi definirei insostituibile .
Mastocormino: Altro momento decisivo fu l'incontro con i Retina.it, con cui collaboriamo tutt'ora. Ascoltare le loro musiche influenzò/a molto il nostro lavoro. Parlo anche della metodologia da seguire quando ci si relaziona ad un progetto. Molto spesso le parole erano superflue. Noi mostravano alcuni premontati e loro ci costruivano la colonna sonora, punto. Ed era perfetto così .
Pier Paolo Patti: La prima volta che entrai nello studio di registrazione dei Retina.it pensai che quella voglia di sperimentare che ci aveva spinto
fino a quel momento, in quello studio avrebbe preso un volo verso lo spazio.L’esperienza fu unica. Mi ricordo la registrazione di ogni suono o
rumore. la composizione dei brani, si percepiva qualcosa di nuovo, il cinema!
Mastocormino: Il video! Ho sempre ritenuto il nostro un lavoro da videomaker, utilizzare il digitale, dal principio come unica opportunità e in
seguito come necessità, credo sia diverso, più immediato. Filmare era entrare fisicamente in quelle "scenografie" del corto, chiedersi
continuamente come partecipare seppur solo con lo sguardo a quello che avveniva davanti all'obiettivo rassicurante della videocamera.
Conservo ancora questo spirito, è come se mentre filmo le nostre immagine allo stesso tempo le stia anche (ri)scoprendo. La curiosità del documentarista, come direbbe un nostro amico .
Pier Paolo Patti: Ricordo che 6/7 anni fa c'era un acceso dibattito sull'uso del digitale, la figura del videomaker prende forma in quegli anni, la
nostra scelta del digitale fu una necessità è vero, ma non c'era niente di più adatto secondo me. Il digitale ci ha dato la possibilità di modificare la
nostra concezione del video in assoluto: la contaminazione e la fusione con altre discipline artistiche come il teatro, la musica, le installazioni, hanno dato alle videocamere digitale un compito fondamentale nell'era del potere mediatico: la possibilità di dare a tutti la possibilità di comunicare .
Mastocormino: Certo. Non mi ha mai spaventato la democratizzazione del mezzo video. Non credo che questo porti all'omologazione, se si possiede un proprio stile esso emerge comunque, subisce più influenze, riesce a confrontarsi con il globo intero.Per me è un vantaggio, rischioso senza dubbio.
Pier Paolo Patti: Il rischio è una componente costante nel momento in cui ti impegni per creare qualcosa di nuovo, partendo dal nulla. Se non ci
fosse il rischio non ne varrebbe la pena. Come disse Pasolini nel finale di uno dei suoi film: perché realizzare opere d' arte quando è così
bello sognarle soltanto. Forse il video può essere interpretato come un “opera” d'arte che tiene in vita i sogni, o almeno è bello anche solo immaginare che sia così .
Mastocormino: Purtroppo dobbiamo fermarci. Ho controllato e abbiamo esaurito il numero dei caratteri consentiti. .
Pier Paolo Patti: Come al solito siamo schiavi del "formato" digitale .
Mastocormino: Valeva lo stesso per la stampa tipografica. Ricorda il digitale è soltanto un mezzo non il fine o il limite .
Pier Paolo Patti: Potrebbe esserci un seguito!?