martedì 28 ottobre 2008

Sysix NUMERO ZERO


in questo numero:
intervista: MALATJA
new music: DESERT KISSES
new music: BATACOTO
centro: POMPEILAB
viaggi: PARIGI
recensioni: 
spot sociale di PierPaolo Patti

per scaricare il PDF del giornale CLICCA QUI

SPOT SOCIALE di PierPaolo Patti

Sysix #0 Intervista ai MALATJA di Alessio Arpaia

Paolo Camillo e Mauro: i Malatja ritornano sulla scena musicale con il loro terzo album: “48”. Chi non ha mai assistito ad un concerto dei tre ragazzi di Angri non conosce ancora l'ironica energia che hanno imparato ad urlare. Provo ad inoltrarmi insieme a loro fra le curve del “48”. A parlarmi è Paolo, voce e chitarra nonché autore dei testi:


Fino a pochi anni fa mangiavate “past'e cicer'”…(uno dei loro pezzi più cantati, nda) Oggi cosa propone il vostro menù? .
Ascoltando il nuovo album ci si accorge subito che il cibo ritorna, basti pensare al pezzo “pane e veleno”. La cucina infatti è l'espressione più forte della cultura di un popolo, quasi ad indicare un ambiente di vita e rinnovamento che esiste quotidianamente e che io amo sottolineare anche inconsciamente. 48, il titolo dell' album, ha per noi una triplice valenza. Raffigurato in copertina con il numero della tombola, è in primis il morto che parla: storie di morti ammazzati, storie di camorra, carnefici e vittime. Ancora, 48 vuol essere un morto che parla in senso astratto: il punto di vista di chi nella società non conta nulla. Infine, 48 come simbolo della rivoluzione. Un cd carico di sfumature che parte dal nostro vissuto per poi toccare temi sociali, cosa che io tendo ad allontanare dai miei testi anche se poi non riesco davvero a farne a meno.

Il disco vuole essere un semplice spunto di riflessione o rappresenta un vostro preciso modo di vedere la realtà che vi circonda?
Io cerco di allontanarmi da un discorso cantautorale: la mia cultura musicale non è legata a questo tipo di tradizione e forse non mi sento in grado di portare avanti un discorso simile. C'è però nei testi il segno dei tempi che viviamo che fanno parte della mia vita e che non riesco ad escludere. E' una mia fotografia della realtà che non vuol essere un insegnamento per nessuno . 

Musicisti come Alan Wurzburger e Peppe Barra hanno tradotto i napoletano alcuni versi di De Andrè tratti da “Crueza de ma”, album tutto in genovese. Sarebbe possibile tradurre i pezzi dei Malatja in un altro dialetto? . 
Io credo che sia davvero impossibile, data l'immediatezza dei nostri pezzi : una napoletano che vive da 40 anni a Milano potrà magari comprendere il senso semantico delle parole ma non riuscirà comunque ad entrare nei testi. Le parole hanno una serie di logiche sottese complicate da capire per una persona che non vive questa realtà. Lo stesso “past 'e cicer”, che tanto ha fatto sorridere, in realtà è molto triste così come tanti altri nostri brani che tutto sommato potrebbero definirsi ironici: un sorriso cioè in cui è racchiuso un velo di tristezza. Quando scrivo cerco di fotografare una realtà che mi sembra felice per poi ritrovarmi dinanzi ad un pezzo intriso di amarezza, quasi a testimoniare il mio essere ironico: allegro e triste allo stesso tempo .

Nel film “No grazie il caffè mi rende nervoso” James Senese aggredisce Lell Arena chiedendogli “a te che te piace? A musica o o'fumm?”. Per i Malatja cos'è che fa grande un gruppo, la musica o l'immagine? .
Premetto che sono un grande fan di Senese tanto da dedicargli anche l'unica cover della nostra carriera: una sorta di omaggio per la grande influenza che ha avuto ed ha tutt'ora sulla nostra musica. Ipocritamente potrei dire che ciò che più conta è la musica, ma in realtà io per primo sono schiavo di un'immagine che non è del tutto naturale. Al momento però l'immagine è proprio l'aspetto che noi curiamo di meno, pur avendo un impatto visivo molto forte con il pubblico. Dovremo cioè imparare a diffondere meglio il clima che si crea fra noi e la gente, magari tramite videoclip ed album fotografici. Dopo aver curato la musica è il momento di curare anche l'estetica .

Qual è il vostro rapporto con il web? .
Il web è un arma a doppio taglio perché decurtando la logica di musicbusiness dà la possibilità ai nuovi poveri della musica di avere delle voci in capitolo che prima non esistevano. Oggi un cd non ha una vita di mercato. Bisogna essere furbi e capire che c'è un universo da colonizzare che tra l'altro rappresenta un'occasione in più per andare oltralpe, oltreoceano. Produrre un disco oggi non ha nessun rientro economico, è quasi un status simbol di un gruppo: i pezzi si mettono sul supporto cd ma la diffusione vera è quella via web .

Siete stati spesso accostati ai 24 grana. Un'analogia giusta? .
In realtà il nostro è un discorso totalmente opposto al loro. Non che io voglia puntare il dito, anzi … I 24 grana hanno la loro dimensione ed i loro 'perché' ed è giusto che ci siano ma noi siamo tutt'altro mondo. A me piacerebbe essere accostato a loro qualora ci fosser convergenze, ma sia come testi che come genere siamo molto lontani. L'assonanza forse nasce dal fatto che loro ormai incarnano quei napoletani che non fanno più una musica napoletana legata agli stereotipi che esistevano 50 anni fa, per cui poi è facile accostarli a qualunque avanguardia partenopea.

Che idea avete delle strutture che dovrebbero diffondere la musica in Campania?
All'età di 34 anni mi rendo conto che le cose sono peggiorate tantissimo. Negli anni 90 il centro
sociale di Pastena organizzava ogni settimana dei concerti di gruppi molto particolari, fin quando non è finito il trend dell'idea di centro sociale. C'è stata una sorta di regresso per le strutture di cui parliamo ma la cosa terribile è che non c'è distribuzione: ci sono grosse difficoltà nel trovare studi che abbiano un occhio di riguardo per le band emergenti vista la difficoltà di suonare anche nei locali privati. Va detto però che negli ultimi tempi diversi locali iniziano a rendersi conto che è più interessante avere a che fare con un ragazzino che con la chitarra distorta urla la sua vita rispetto alla classica cover band. Anche grazie al web nei prossimi due o tre anni qualcosa si muoverà, quanto meno ce ne sono i presupposti…

Sysix #0 PARIGI di Giacomo Acunzo

“ Sono ai piedi della butte di Montmartre. Non posso fare a meno di pensare che ci sia una parte di mondo che inizia e finisce in questo punto preciso. L'aria è tersa e dall'uscita della metropolitana sono riuscito a vedere la Basilique du Sacrè Coeur. Mi sono incamminato per una via stretta e affollata.  Per strada c'è un buon odore di cioccolato, non è una leggenda: vendono crêpes dappertutto. Ora sono seduto su una panchina accanto a quella giostra dorata coi cavalli diventata il simbolo di questo posto. La musica da carillon si perde nel vociare della gente. Nella mia memoria questo resterà per sempre il punto dove hanno girato una delle scene più famose di - Le fantastique monde du Amelie Poulain -. Non sono il tipo da film romantici,ma quello m'è piaciuto. Parigi è davvero come la racconta Audrey Tautou e il suo respiro è la musica di Yann Tiersen. “.È un appunto scritto in fretta su di una agendina in uno dei miei soggiorni a Parigi. A mio avviso rende perfetta-mente l'idea di ciò che questa città rappresenta. Le piccole cose, i colori, i rumori della strada diventano musica. Gli artisti sparsi qua e la, gli odori e l'aria di poesia e cultura che si respira in ogni angolo danno al vento un profumo partico-lare. Non sto qui a snocciolare dati tecnici sui musei (potreste trovarli in ogni guida che si rispetti) ma soltanto qualche consiglio per chi fosse interessato ad un soggiorno nella capitale francese. La città è divisa in 20 arrondissement che a loro volta sono divisi in quartieri. Non lasciatevi conquistare dalla voglia di vedere la Tour Eiffel (che si trova nel 7 .me) dalla camera della vostra stanza. Il più famoso dei monumenti parigini si trova in una zona (relativamente) periferica e piuttosto costosa che poco offre rispetto agli altri quartieri. Molto più interessanti il Marais - quartiere gay - (3.me) dove si concentra la Parigi modaiola e Rue de
Lappe, nella zona della Bastille (11.me), -Basilique du Sacrè Coeur. frequentata da giovani e studenti - dove si trovano locali di ogni tipo e dove è possibile ascoltare anche musica del circuito underground della capitale. Nelle guide che mi sono passate tra le mani non si badava molto a quello che è stato invece uno dei monumenti che più mi ha colpito: Sainte Chapelle, una cappella gotica situata nel bel mezzo dell'Île de la Citè. I cristiani pensavano fosse la porta in terra per il Paradiso: per chi crede nell'aldilà è probabilmente così. Per chi invece si limita a sentimenti “più terreni” ci tengo a dire che stiamo parlando del sublime capolavoro di tutta l'architettura gotica.La città è dotata di buoni ostelli, ma  per esperienza personale - cercando in rete si trovano ottimi appartamentini spesso più economici e sicuramente più comodi. L'efficientissimo servizio metropolitano vi farà rimpiangere (dovunque voi siate in Italia) di non vivere in un posto civile come quello. Concludo con una riflessione. Ci sarà un momento della vita nel quale sentirete la necessità di colmare un vuoto, di saziare un appetito fino ad allora sconosciuto: sappiate che in quell' attimo preciso state cercando Parigi.

Sysix #0 POMPEILAB di Alessio Arpaia

Vuol dire Santuario, vuol dire Scavi, vuol dire via Roma il sabato sera, vuol dire piazza Bartolo Longo, vuol dire passeggiate … insomma Pompei per lo più vuol dire turismo. Quello che invece Pompei offre ai suoi cittadini, in particolare ai più giovani, è un limite tendente a zero. Cinema? Nessuno! Attrezzature sportive realmente accessibili? Nessuna! Locali musicali? Nessuno. Rimane solo una miriade di negozi. Circa due anni e mezzo fa queste stesse osservazioni le faceva un gruppo di ragazzi: già grandi per le feste del liceo ma ancora piccoli per il torneo di briscola, questi simpaticoni si guardavano attorno e vedevano il nulla, si ritrovavano fuori ai bar delusi dai partiti politici e disarmati dinanzi alle strade solo apparentemente piene della città mariana. Così nasce il progetto Pompei Lab … fra una delusione e l'altra! L'idea prende piede nel momento in cui, usufruendo dei finanziamenti regionali, i ragazzi delle associazioni FUOCO A BABILONIA e CATELLO CESARANO ottengono in gestione l'area comunale un tempo destinata agli impianti di depurazione: sito in via Astolelle, nei pressi del fiume Sarno, il depuratore comunale e i suoi uffici erano abbandonati a se stessi in balia delle erbacce, delle crepe e dei topi. Una struttura vuota in una citt‡ vuota. L'idea è semplice: ripristinare i locali un tempo sede degli uffici comunali e sistemare tutti gli spazi esterni così da creare un centro polifunzionale completamente gratuito e sede delle più disparate attività. Il lavoro da fare è tanto e i fondi esigui. Si inizia piano fra un'autorizzazione e una gara d'appalto, si inizia forse impreparati: superate le prime difficoltà burocratiche i ragazzi incominciano a darsi da fare. Quei lavori che di solito vengono affidati a ditte specializzate, alcuni di loro se li fanno da sé: la sistemazione della aiuole, le opere di muratura, addirittura la coibentazione del tetto: fanno tutto loro! Ci si affida alla mano d'opera esterna soltanto per i lavori più complessi, infondo non è il caso di rimanere fulminati da una scossa elettrica! Entrare oggi nell'ex depuratore equivale ad accorgersi di come il volontariato, sebbene non collegato alla politica, possa riuscire dove la stessa politica fallisce. Gli intoppi tipici dell'amministrazione vengono pian piano superati dandosi da fare, zappando, imbiancando e “fravecando” nei pochi attimi di tempo libero.I primi cenni di vita Pompei Lab li dà nell'estate 2007: prende il via la prima rassegna musicale. Sul palchetto allestito nei pressi delle vasche di decantazione si alternano gruppi musicali emergenti e non: i Pennelli di Vermeer, La Congrega fino a Libera Velo e Francesco Di bella, voce storica dei 24 Grana. Fra l'incredulità dei promotori, arrivano durante i concerti oltre 150 ragazzi un po' da tutta la zona vesuviana: Pompei Lab inizia ad essere una realtà, inizia a farsi cono-scere. Una volta avviati gli incontri musicali, i tempi sono maturi per un autunno di svolta: si costituisce un nuovo direttivo che specifica le mansioni degli uni e degli altri e ci si inizia a chiedere cosa è che può davvero essere utile alla città, cos'è che Pompei non ha mai avuto. Il gruppo di lavoro cerca di crescere dedicandosi a una serie di progetti socioculturali: con questi intenti prendono forma tre sportelli gratuiti di ascolto psicologico, legale e commer-ciale che ven-gono inaugurati ufficialmente il 21 dicembre del 2007: ad accogliere i ragazzi il dott. Pasquale D'Acunzo, l'Avv. Domenico Di Casola e il dott. Flavio Smidth. Il 2008 dunque incomincia all'insegna delle attività e soprattutto si rivolge ai cittadini. Pian piano le scuole, l' amministrazione, la città iniziano a sapere che durante la settimana il centro Pompei Lab crea momenti di ascolto, di aggregazione: pranzi sociali e piccole proiezioni ad esempio contribuiscono a far nascere l'idea della saletta audio-video "Manniti di Riale"nella quale creare dei percorsi di cinematografia per grandi e piccoli: gi‡ tre sono stati fin'ora i cicli di cineforum, tra cui il percorso cinematografico ìI Vesuvianiî dedicato alle opere partenopee. Fra una domenica e l'altra si iniziano ad imbastire incontri d'arte rivolti ad esempio alla lavorazione della creta. Intanto si pensa all' estate che sta per arrivare ed ai prossimi concerti. La primavera delle prime soddisfazioni con la raccolta fondi dedicata a Trame Africane alla quale prende parte la Dioniso Folk Band di Napoli, mentre il mese di maggio da vita alla rassegna cantautorale “My Drunken Guitar” in collabo-razione con L'Arci Oplonti di Torre Annunziata.Pompei Lab insomma non è più soltanto un'idea: è un progetto vivo. In questi giorni scadrà il contratto di comodato che lega le due associazioni al Comune di Pompei, ma i ragazzi hanno tutte le ragioni di credere e sperare che il comodato venga rinnovato. Quella città che agli occhi dei giovani pompeiani appariva così vuota, adesso offre qualcosina in più, un pizzico di luce: c'era in giro chi non si accontentava di una camminata in piazza, di un caffè al bar, insomma chi non era ancora così stanco da arrendersi.

Sysix #0 VALENTINA VITIELLO "fotografia"

biografia: Scafati 1984 Mutua dal padre, evoluto dilettante, la passione per la fotografia. Studia Grafica Pubblicitaria e Fotografia all'I.S.A. F. Menna di Salerno. Nel 2002 studi all'Accademia dell'Illustrazione e della Comunicazione Visiva in Roma per poi passare, nella stessa città, al corso triennale di grafica presso l'Accademia delle Arti e delle Nuove Tecnologie. In questo periodo collabora con la rivista "Blue" che le pubblica alcune foto nella rubrica "happy feet", realizza un set fotografico per la band musicale dei Retina.it con la publicazione delle foto su varie riviste e webzine internazionali , inoltre partecipa a diverse esposizioni. Attualmente si dedica all'animazione e al web design collaborando anche con il marchio Mastofabbro, senza però tralasciare la sua ricerca fotografica.




altre opere di Valentina Vitiello nella sez. Artgallery di questo sito

Sysix #0 PENNELLI DI VERMEER "la primavera dei sordi - review" di Alessio Arpaia


PENNELLI DI VERMEER
LA PRIMAVERA DEI SORDI
[la canzonetta 2008]
www.lacanzonetta.it
rock



All'ombra del Vesuvio ci sono le band locali e poi ci sono i musicisti. I 'Pennelli di Vermeer' presentano in questi giorni “La primavera dei Sordi”: un album che parla di musica, un cd vivo e deciso. 10 brani - testi di Pasquale Sorrentino voce e chitarra acustica del gruppo - in cui i 'Pennelli' si lasciano affiancare da Sergio SERIO Maglietta, Lino Vairetti, Fulvio di Nocera ed Ercole Longobardi. Il risultato è un mix variegato di poesia, urla, passione, disagio e rabbia. Testi quasi tutti in Italiano, la musica d'autore che si riaffaccia nelle piazze campane e da qui parte per avvinghiare l'Italia. “Trip and shit, Fatto! Drink su drink. Bevo!” urla Pasquale accompagnato da 'Serio' ed allo “amore mio più sensuale di Dio, li canto a te il lato B che c'è in me”…

Sysix #0 MUSIC IS LOVE "di noce - review" di engood


MUSIC IS LOVE

DI NOCE
[autoprodotto 2007]
http://coda-della-luna.blogspot.com
world music



Musica di maestrìa armonica e bio-poetica che riesce ad evocare il buono che è in ognuno di noi, un emozionante mondo pacifista che Massimo di Nocera grazie ad un attento stile di vita, riesce ad esprimere al pieno della sua ricchezza. Musica meditativa da godersi lontano dal caos e violenza della nostra città. Partecipa al disco Fulvio di Nocera “contrabasso” e voci di Kamya,Soma e Vera. Sul blog di Massimo è possibile acquistare il disco oltre a leggere le liriche. Vi segnaliamo che tra pochi mesi uscirà un’altro lavoro dei Music Is Love.

Sy6 #0 MAEGEN UND CRAFT "kathar-mù -review" di engood


MAEGEN UND CRAFT
KATHAR-MU’ EP.
[nu-logic netlabel 2007]
www.nulogicrecords.com
free download “Kathar-mù”
elettronica


Pompei, centro di ispirazione innovativa, vede un’altro prodico cittadino Giuliano Orlando,dare alla luce, su una net-label la “nu-logic”, il suo primo ep. composto da 4 tracce. Suoni catturati dalla natura e rimescolati con perizia nelle trame lettroniche, strutture minimali e meccaniche, ambientazioni da fabrica in lavorazione notturna “orf” e “impulsi ishtar terra ”, situata nel bel mezzo di una foresta incantata “phobos” e “chakra devloop”. L’iperattivo Giuliano mette a segno un’ottimo lavoro new industrial.

Sy6 #0 DANIELE SEPE "Kronomakia -review" di Giacomo Acunzo


DANIELE SEPE
KRONOMAKIA
( w/ Rote Jazz Fraktion &
Ensemble Micrologus)
[il manifesto 2008]
etnico/jazz

Il “Gato Barbieri cresciuto a pizza puparuoli e tanto vino” torna col nono disco pubblicato dal Manifesto. Tredici brani per rilanciare l'interpretazione della musica medievale. Come sempre Daniele Sepe incanta, stupisce, ci lascia senza parole. Con lui i “compagni” di sempre della ROTE JAZZ FRAKTION e l'ENSEMBLE MICROLOGUS. Suoni arabi e riletture barocche e in chiusura Stayin'alive dei Bee-Gees e NorvegianWood…in latino! 

Sysix #0 LIBERATO ALIBERTI di Virginia Casillo

Liberato Aliberti, classe 1979, è laureato in architettura. Si dedica da diversi anni all'acquarello, dipinge su carta e in maniera autodidatta sviluppa una tecnica personale che prevede l’uso di superfici di polistirolo . I suoi lavori, tutti di piccolo formato, sono il risultato di una ricerca creativa che indaga i temi della “surmodernità” attraverso le sue “figure dell'eccesso”(spaziali e culturali): non-luoghi, mutamenti di scala, annullamento delle distanze, inquinamento spaziale, sovrabbondanza di icone inespressive e comunicanti, deterritorializzazione.Con legge “tettonica monocroma” compone il peso dei toni, usando la pastosità del colore fino a farla scomparire nell'evanescenti trasparenze all'acquarello, esplorando la leggerezza.

Breve intervista a Liberato Aliberti sull'acquarello Hong Kong.

Qual è la ragione che t'ha portato a scegliere Hong kong,città così lontana sia in termini spaziali che culturali ?
E' una “città generica”, una delle tante diffuse per il globo con caratteri “identici” alle altre megalopoli orientali o occidentali. Il 2007 è stato l'anno in cui per la prima volta nella storia dell'umanità la popolazione che vive nelle città ha superato quella del resto del territorio abitato. Hong kong ha una densità abitativa altissima, veramente impressionante; guarda ad esempio il dossier fotografico di Michael Wolf pubblicato in rete. Sicuramente è l'esempio perfetto di “paesaggio ibrido” in cui lo skyline dei grattacieli ricorda quello di Manhattan, Londra per i bus a due piani , la guida a sinistra, Victoria Park e tutta la nomenclatura stradale, Monte Carlo e Rio per il tuffo dei monti sull'acqua, Shanghai per le giunche che incrociano i transatlantici nel porto...

Il tuo acquarello mostra cose che l'occhio umano non potrebbe mai percepire; guardi dall'alto,da molto in alto. Perchè cerchi un nuovo punto da cui osservare il mondo,i luoghi?
L'uomo è ancora troppo ancorato alla terra. Il punto di osservazione usato in passato nascondeva troppe cose che invece l'iperrealistico occhio satellitare oggi riesce a svelare.
I vedutisti romantici al massimo guardavano dai monti, Paul Gauguin si spinse fino a cercare “l'esotico”; oggi è consueto guardare il paesaggio dagli aerei o attraverso foto satellitari. In maniera istantanea e simultanea è possibile esplorare il globo, “zummare” sui luoghi o sui non-luoghi della terra, conoscere i segni tracciati dall'uomo sul territorio, guardare la “quinta facciata” dei nostri edifici. Cerco di osservare con un punto di vista improprio, infinito, oggettivo, divino; ne consegue un rifiuto della visione egocentrica della prospettiva occidentale a favore di quella assonometrica di tradizione orientale.


"Una megalopoli di 7 milioni di abitanti che, con una densità di 6250 abitanti per chilometro quadrato, occupa poco più del 13% del suo territorio e può vantare ancora quasi l'80% di aree verdi a disposizione. Ci vuole l'iperrealistica oggettività dell'occhio satellitare per svelare ciò che la vista dal basso abitualmente nasconde: restituisce unità al puzzle dei frammenti, mette in chiaro il bisturi di uno sviluppo urbano che ha sino agli anni novanta, strappato al mare più di 4000 ettari (10000 nel 2010) modellando le coste come un orlo di sartoria, da allungare e modificare sotto la pressione dell'impulso demografico e dell'ambizione politica-amministrativa. Sorta di Olanda orientale, Hong Kong è la quintessenza della nozione contemporanea di paesaggio artificiale: un insulto e una blandizia per l'imperativo ecologico.....” Fulvio Irace
nella sez. Artgallery altre opere dell'artista

lunedì 27 ottobre 2008

Sysix #0 - i BATACOTO

Sin dall'inizio degli anni novanta è attiva, sul territorio campano, la prima scuola di samba del sud Italia. La scuola propone i ritmi tipici suonati nei celeberrimi carnevali di Rio de Janeiro e Bahia. E' composta da 22 elementi, tutti percussionisti. La scuola svolge anche una funzione sociale perchè, attraverso l'insegnamento e l'esecuzione della musica tradizionale brasiliana, si insegnano quei giusti valori che servono a formare sui piani umano e sociale,oltre che musicale, gli appartenenti e gli apprendisti del gruppo. Opera, questa, meritoria soprattutto considerando il contesto della provincia di Napoli e Salerno. L'allegria e la potenza delle percussioni sono le caratteristiche principali del sound dei Batacoto, particolarmente curata è la Batucada, ritmo incessante che crea quell'empatia collettiva, quell'impossibilità dello stare fermi. la frenetica voglia di ballare. Ipnotico fortemente legato all'Africa e alle sonorità caratteristico del nord est del Brasile.Dopo i crescenti successi,culminati con la partecipazione al film di Paolo Sorrentino “ il Divo”, i Batacoto sono ora associati a Samba Italia, associazione che raggruppa tutte le scuole di samba italiane.a alla brasiliana-dice il presidente Oreste Alfano.

Gli Strumenti:

Agogò: costituita da due campane metalliche unite da un manico, oltre che sostenere il ritmo, aggiungono un timbro davvero speciale.







Tamborim: sostengono il ritmo e suonano riffs e figure ritmiche, spesso evidenziano la melodia del samba enredo.





Caixa/Tarol: questi strumenti riproducono le figure ritmiche che più spesso distinguono la sez. dei tamburi, importanti per líoscillazione della sezione.






Surdos: sono i tamburi dal tono più basso, sono fatti di alluminio con pelli naturali, sono suonati con un battente nella mano destra e mano sinistra nuda imbacucca le pause.








Chocalho: sostengono il ritmo. Viene suonato in modo basilare, due movimenti uno in avanti líaltro allíindietro, e quindi ripetuti.




Pandero: misura da 10" a 14", puo avere pelle naturale o sintetica. Per suonarlo sono impiegati 4 movimenti base, si usano il pollice, le punte delle dita, il polso mentre la mano sinistra ruota similmente ai tamborim.






Altri strumenti usati sono: 



il Repinique










Cuìca 











la Timba











e il Reco-Reco.








INTERVISTA AI BATACOTO
Che influenze avete avuto per creare le vostre sonorità?
Siamo stati influenzati musicalmente innanzitutto dal Brasile dal suo insieme, ma soprattutto dai ritmi e dalle sonorità tipiche dei carnevali più famoso del mondo ovvero Rio e Bahia, ma anche da sonorità provenienti dalla cultura africana, un mix esplosivo che noi tentiamo di riprodurre nel modo più fedele possibile senza trascurare un taglio comunque nostro che si evidenzia nell'esecuzione "vulcanica" dei pezzi..

Avete raggiunto un feeling tra di voi? se si come ci siete riusciti?
Ci siamo riusciti soprattutto lavorando oltre che sull'aspetto musicale anche "come diceva il grande Gothe" sulle affinità elettive ovvero quel particolare feeling che permette ad un'insieme di individui singoli di perseguire un comune obiettivo, interesse per raggiungere il sogno del successo sia musicale che umano..

Vi piace sperimentare con nuova strumentazione o vi affezionate esclusivamente al vostro strumento? utilizzate sistemi tecnologici e/o multimediali?
Non ci piace molto sperimentare nuovi strumenti che non rientrano nella tradizione dei ritmi afro-brasiliani. Lo stesso potremmo dire dell'uso di impianti di amplificazione, preferiamo suonare acusticamente, utilizziamo invece molta tecnologia multimediale per promuoverci e scambiare esperienze..

Quali difficoltà riscontrate a promuovere sul nostro territorio la vostra musica? avete un riscontro soddisfacente ?
Le difficoltà sono legate soprattutto al numero dei componenti del gruppo che conta all'incirca 25 ritmisti, che non è facile collocare nelle realtà locali fatti di piccoli esercizi con piccoli introiti e altre difficoltà legate all'insensibilità degli enti pubblici che non organizzano molti eventi.

Progetti futuri?
Fare un disco con le altre scuole presenti sul territorio nazionale, partecipazione hai maggiori festival europei di musica samba ( inghilterra, francia ), e dulcis in fundo partecipazione alla grande sfilata nel Sambrodromo di Rio de Janero..

Sysix #0 MASTOFABBRO "autointervista"


Mastocormino: Mi è stato chiesto di parlare di noi...i Mastofabbro...da dove inizieresti?
Pier Paolo Patti: Non so forse con il focalizzare gli interessi che ci hanno spinto alla nostra prima collaborazione. .
Mastocormino: Ok. Se ricordo bene, eri in cerca di qualcuno capace di utilizzare una videocamera e un software di montaggio...Volevi realizzare un corto di fantascienza. Pensai: Certo che ti do una mano, anche se non ti avevo maiˇ visto prima...Eri in compagnia di colui che sarebbe stato il nostro protagonista, non disse una parola, capii successivamente che era perfetto per il ruolo Tu cosa pensasti? .
Pier Paolo Patti: Io ero all'oscuro di moltissime delle cose che occorrono per la realizzazione 
Mastocormino: Credo che quel personaggio rappresentasse una deriva pessimistica della tua personilità, un'oscuro, silenzioso, romantico.Si inizia sempre con gli aspetti autobiografici, per finire dove? .
Pier Paolo Patti: Innanzitutto è un'esigenza di conoscere e capire se stessi per “vedere” ciò che immagini, per creare un tuo mondo, in cui muoversi con delicatezza e stupore.
Mastocormino: Conoscere se stessi con una Canon 3 ccd, un cavalletto acquistato dai cinesi e un pc ormai vecchio di 7 anni? . 
Pier Paolo Patti: Da quell’ occasione è partito sfide e ricerca, lo spirito di quelle atmosfere non era niente di più di un'interpretazione, un idea.
Mastocormino: A me piacevano quelle atmosfere cupe, quei luoghi della tua città che altrimenti mi sarebbero apparsi insignificanti, il grigio, quelle luci sgranate, il rosso della ruggine. Da quell' esperienza ho amato tutte quelle fabbriche da buttar via, il ferro, un passato recente già dimenticato... e pensare che Insogno doveva parlare del futuro...Poi, avevo voglia di realizzare qualcosa, di cimentarmi. Fu un banco di prova. Sceneggiatura inesistente, praticamente senza attori. Però ripeto era chiaro il clima che doveva respirarsi. All'inizio non c'erano i suoni, li aggiungemmo tutti in postproduzione, per me fu come se quelle immagini viste mute tanto a lungo iniziassero a "suonare", letteralmente. Poi ci fu il momento della nascita del finale...mai pensato prima, dargli uno spiraglio, il protagonista poteva non finire rinchiuso in casa a sognare, poteva restare nel mondo, distrutto, ma reale...altro tema, il video la realtà che racchiude in se stesso, come media, cosa mi dici a proposito?
Pier Paolo Patti: Il video è qualcosa di straordinariamente indefinibile e meraviglioso. Un mondo in cui nulla è verità, l'interpretazione delle immagini in movimento è sempre un’esperienza intima e personale, il desiderio di creare un video che trasmetta le emozioni, fino a prima solo immaginate, è accecante. Se queste emozioni, poi, riesci anche a condividerle con altri, capisci la potenza mediatica del video.
Mastocormino: Sono d'accordo, io ho sempre vissuto ciò che vedevo come qualcosa di reale, perché certificato dalla capacità di un uomo di immaginarlo, credo questo valga per l'arte in genere. Come dire, se qualcuno lo pensa un giorno potrà accadere.Per me, girare quel corto fu un modo per imparare a conoscerti.
Pier Paolo Patti: Per me fu l' occasione, la grande occasione che con la lucidità del poi, oggi definirei insostituibile .
Mastocormino: Altro momento decisivo fu l'incontro con i Retina.it, con cui collaboriamo tutt'ora. Ascoltare le loro musiche influenzò/a molto il nostro lavoro. Parlo anche della metodologia da seguire quando ci si relaziona ad un progetto. Molto spesso le parole erano superflue. Noi mostravano alcuni premontati e loro ci costruivano la colonna sonora, punto. Ed era perfetto così .
Pier Paolo Patti: La prima volta che entrai nello studio di registrazione dei Retina.it pensai che quella voglia di sperimentare che ci aveva spinto 
fino a quel momento, in quello studio avrebbe preso un volo verso lo spazio.L’esperienza fu unica. Mi ricordo la registrazione di ogni suono o 
rumore. la composizione dei brani, si percepiva qualcosa di nuovo, il cinema!
Mastocormino: Il video! Ho sempre ritenuto il nostro un lavoro da videomaker, utilizzare il digitale, dal principio come unica opportunità e in 
seguito come necessità, credo sia diverso, più immediato. Filmare era entrare fisicamente in quelle "scenografie" del corto, chiedersi 
continuamente come partecipare seppur solo con lo sguardo a quello che avveniva davanti all'obiettivo rassicurante della videocamera.
Conservo ancora questo spirito, è come se mentre filmo le nostre immagine allo stesso tempo le stia anche (ri)scoprendo. La curiosità del documentarista, come direbbe un nostro amico .
Pier Paolo Patti: Ricordo che 6/7 anni fa c'era un acceso dibattito sull'uso del digitale, la figura del videomaker prende forma in quegli anni, la 
nostra scelta del digitale fu una necessità è vero, ma non c'era niente di più adatto secondo me. Il digitale ci ha dato la possibilità di modificare la 
nostra concezione del video in assoluto: la contaminazione e la fusione con altre discipline artistiche come il teatro, la musica, le installazioni, hanno dato alle videocamere digitale un compito fondamentale nell'era del potere mediatico: la possibilità di dare a tutti la possibilità di comunicare .
Mastocormino: Certo. Non mi ha mai spaventato la democratizzazione del mezzo video. Non credo che questo porti all'omologazione, se si possiede un proprio stile esso emerge comunque, subisce più influenze, riesce a confrontarsi con il globo intero.Per me è un vantaggio, rischioso senza dubbio.
Pier Paolo Patti: Il rischio è una componente costante nel momento in cui ti impegni per creare qualcosa di nuovo, partendo dal nulla. Se non ci 
fosse il rischio non ne varrebbe la pena. Come disse Pasolini nel finale di uno dei suoi film: perché realizzare opere d' arte quando è così 
bello sognarle soltanto. Forse il video può essere interpretato come un “opera” d'arte che tiene in vita i sogni, o almeno è bello anche solo immaginare che sia così . 
Mastocormino: Purtroppo dobbiamo fermarci. Ho controllato e abbiamo esaurito il numero dei caratteri consentiti. .
Pier Paolo Patti: Come al solito siamo schiavi del "formato" digitale .
Mastocormino: Valeva lo stesso per la stampa tipografica. Ricorda il digitale è soltanto un mezzo non il fine o il limite .
Pier Paolo Patti: Potrebbe esserci un seguito!?


nella sez. Artgallery altre opere degli artisti

Sysix #0 - MICROMUSIC di Giuliano Orlando

Music for small girls, music for small boys, music for small animals, music for small computers.... 
così recita la traccia di konstigKatt, che sto ascoltando in questo momento su Micromusic.net sito web di riferimento per chi fà o ascolta la "Micromusic". Nata nel 2000 forse grazie a LSD "Little Sound Dj", un software,creato dallo studente Johan Kotlinski, che permette di caricare un sequencer sul Game Boy , la musica a 8bit ha attecchito su un numero sempre più considerevole di persone. Un mondo nuovo che in realtà è fatto di cose vecchie, giocattoli come il "grillo parlante", tastierine bontempi, la fanno da padroni in un genere che anche se dichiaratamente lo-fi per costruzione, non si riserva di offrirci invece composizioni davvero molto ricercate, come a voler urlare a tutti che la musica non è solo di chi può permettersi le apparecchiature più costose, ma anche di chi la tira fuori da un vecchio Commodore scassato e arruginito. Un popolo di "musicisti-hacker-elettricisti", che sperimentano sui circuti come nel caso del circuit-bending, o che recuperano il vecchio nintendo di quando erano piccoli e grazie a nanoloop, software stavolta ideato dal tedesco Oliver Wittchow, recuperano ad arte i suoni dei vecchi video-games per rincollarli tra loro e dare origine a un sound nuovo. E' il caso di artisti come Postal_m@rket, che con caratteristiche molto taglienti e melodie monofoniche, ha sfornato un lavoro di tutto rispetto "Punk Attitude Ep" rilasciato in download gratuito da Casasonica, etichetta nata come studio di registrazione dei Subsonica. Quindi sembra proprio che anche in Italia, paese tristemente famoso per essere poco incentivante dal punto di vista artistico-musicale -giorni fà si è celebrato il funerale dell'arte a milano- ci sono tuttavia realtà che anche se allo stato embrionale si spingono verso una filosofia che si pone il chiodo fisso, nel senso buono, della sperimentazione più dell'esplorazione di canoni estetici musicali differenti . Nagivando in rete, ci si può imbattere underground per gli amanti del vecchio sound da videogames" che ha la sua sede ideale a Bologna ma che vanta artisti di ogni posto, come Nrgiga, o pC=na. Insomma, il fermento c'è ed è davvero notevole, bisogna solo fare un pò di ricerca perchè come si sà, le nuove tendenze fino a che rimangono nel sottostrato, non sono mai favorite dai canali mediatici più tradizionali, rimanendo un prodotto di nicchia. Mentre scrivo queste parole, la "microradio" continua a girare, e con un atteggiamento quasi da vera vecchia radio, mi regala un brano carico di sensazioni oniriche "right after i spotted the fi" di "minusbaby", imbevuto di un calore che non mi sarei mai aspettato da un genere musicale come questo che proprio per natura è invece composto da suoni molto freddi e sintetici. Infine, per chi vuole avvicinarsi a questo mondo, consiglio, oltre ai software sopra citati, una pratica molto suggestiva che anche è caratterizzante di tutta questa nuova onda. Sul sito ucapps.de potete trovare tutto quello che occorre per trasformare un vecchio Commodore 64 in un sintetizzatore in pieno stile Micromusic.

Sysix #0 - DESERT KISSES di Giacomo Acunzo

Sono passate da poco le 21:00 e fuori piove. Ho qualche acciacco e di conseguenza sarebbe meglio restare a casa, ma stasera devo incontrare i DESERT KISSES e sono in ritardo. Mi assale qualche dubbio, ma decido di non chiamarli per disdire: malgrado tutto voglio che l'intervista si faccia. Sono stato invitato nel loro studio e quando entro li trovo concentratissimi sulla Musica. Mi scuso per il ritardo e sentendo di aver interrotto qualcosa di importante, li invito a continuare la prova senza badare alla mia presenza.Si parte: i monitor dello studio sparano fuori un suono nel quale nulla sembra lasciato al caso e mi basta poco per capire che tra i tre c'è molta intesa.Giuliano (chitarre) è così preso dagli arpeggi che alterna alle sfuriate distorte della sua chitarra elettrica che a stento ha notato la mia presenza. Alessandra (canto e testi) inizia a saltellare sulle sue converse rosse. Ha un'aria allegra e affabile e mi diverte guardarla mentre intreccia la sua voce con la base controllata da Nicola (elettronica ed effettistica) che attento al mixer passa da un effetto all'altro. Appena il pezzo è finito Alessandra accende una sigaretta, fa qualche tiro poi la passa agli altri. Si guardano sornioni e sorridono, ora sembrano molto distesi. Finalmente due chiacchiere... 

Come prima cosa chiedo qualche informazione in più sul nome: DESERT KISSES. 
“è stato tutto un caso” - mi racconta Alessandra- “desertkisses” è una canzone dei Kaleidoscope. Un giorno ero nel garage di casa mia, dove abbiamo iniziato questa avventura, e dovevo trovare un nome per la band. Con gli altri pensammo di scegliere ad occhi chiusi un cd tra quelli che avevo sparsi in giro e puntare il dito su una canzone. Il mio indice scelse desertkisses. Ci piacque da subito. C'erano molti cd con diversi generi musicali ed ho provato una sensazione piacevole quando la sorte ha scelto proprio i kaleidoscope…” esita un attimo e poi: “ Scusa lo sproloquio ma volevo spiegarti l'accaduto, mi lascio prendere…”. Le dico che non ci sono problemi e andiamo avanti con le domande.

Ogni musicista ha qualcuno che lo ha ispirato. Quali influenze avete avuto per creare le vostre sonorità?
I generi che crediamo abbiano influenzato il nostro percorso musicale fino ad ora spaziano dalla new wave alle produzioni elettroniche degli ultimi anni, con un occhio alla musica etnica. Ci ritroviamo molto ad esempio nelle sonorità intimiste dei Daed Can Dance. 

Non ho potuto fare a meno di notare che c'è una forte intesa fra di voi. Svelatemi il segreto del vostro feeling…
I desert kisses hanno avuto diverse formazioni, è dura trovare persone che viaggiano nella tua stessa dimensione musicale. Oggi crediamo di essere uniti nell'obiettivo sonoro del progetto. 

Suppongo utilizziate sistemi tecnologici nella composizione dei brani e ho sentito di “lavori” multimediali. Mi piacerebbe saperne qualcosa in più e poi una curiosità tutta mia: siete concentrati sullo “strumento” in maniera tradizionale o vi piace sperimentare diverse soluzioni?
In pratica proviamo tutto ciò che produce suono/rumore e attraverso i moderni mezzi elettronici lo registriamo e manipoliamo a nostro piacimento. Nel particolare utilizziamo molte percussioni (reali) e sintetizzatori esclusivamente analogici, essendo interessati al “calore” del suono. Il nostro lato multimediale invece è rappresentato dalla creazione di video-clips, che stiamo realizzando grazie al lavoro di magnifici amici.

Quali difficoltà avete avuto nel promuovere un progetto musicale del genere sul nostro territorio? Avete un riscontro soddisfacente ?
Tasto dolente…Le difficoltà sono molteplici: innanzitutto c'è poca predisposizione all'ascolto di sonorità che non siano rock e simili… esiste una sorta di ripudio per la musica prodotta elettronicamente. Un altro aspetto che ci penalizza è quello della mancanza di locali - sono davvero molto pochi - che permettono di esprimerti senza pretendere un lavoro extra: "il pierraggio", oltre che a richiedere performance a costi bassi o addirittura a zero…

Per concludere, un classico: Progetti per il futuro?
Non abbiamo grossi progetti. Adesso siamo concentrati a dare una buona amalgama al tutto e a realizzare nuovi brani, ma ovviamente anche la realizzazione di un CD è nelle nostre intenzioni. Pur consapevoli dell'attuale appiattimento del mercato discografico, speriamo in una inversione di rotta dell'attuale situazione che faccia riacquistare la giusta dignità alla musica.

::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::
lirica "Innocence's recall" di Alessandra Prosperi - Desert Kisses

weak tha days spent to chase
conscious intrinsic tragedies
magnetic sources, indissoluble fragments
of the mirror's memories
infecting elements, blinding real thoughts
subliminal messages in the appereance
age and of arid survival
frauds impossible to don't consider
immersed in a smart self-distruction
healthy carrier of sterile disarming certaintyes
disappointing moments because not dreaming
crash softly away from my memories
leaving worthly place to
innocence's recall
and to it's vivacious essence
because it will remove magically that violence.

Richiamo dell'innocenza

Fragili i giorni passati a rincorrere
consapevoli drammi intrinsechi
fonti magnetiche, indissolubili frammenti
di specchi dei ricordi
contagiosi elementi , accecanti i reali pensieri
messaggi subliminali nell'epoca dell'apparenza
e dell'arida sopravvivenza
frodi impossibili da incalcolare
immersi nell'auto distruzione geniale
portatori sani di sterili sicurezze disarmanti
momenti deludenti perchè non sognanti
sopitevi adagio distanti dai miei ricordi
lasciando degnamente spazio
al richiamo dell'innocenza
e alla sua vivace essenza
perchè essa allontanerà magicamente
quella violenza

Sysix #0 Strumento :: Il Theremin di Giuliano Orlando

Sto parlando del Theremin, il primo strumento musicale elettronico e non per questo di minor fascino o potenza di quelli sistenti oggi. Composto da due antenne, montate sopra la scatola elettronica, con le quali si controlla altezza e ampiezza dell'onda, il Theremin comportò negli anni 20 una vera e propria rivoluzione in campo artistico e musicale. Tutto nacque da un'invenzione davvero casuale, infatti il fisico russo Lev Termen mentre stava compiendo, per conto dell'esercito, alcuni esperimenti sugli amplificatori valvolari, si accorse che essi producevano un suono che cambiava di frequenza all'avvicinarsi o allontanarsi della mano. Di li partì tutto il suo sviluppo verso un nuovo strumento dalle grandi caratteristiche, in grado di sostituire i violini nelle formazioni orchestrali e capace addirittura, grazie alle opportune modifiche, di simulare la voce umana.
Questa straordinaria invenzione suscitò l'interesse di molti, perfino di Lenin che ne favorì la diffusione in Europa. Il passo fu molto breve e, dopo aver fatto il giro di diverse capitali europee, quali Berlino, Londra e Parigi, in pochi anni questo strumento così affascinante e per molti anche York dove grazie ad un gruppo esiguo di musicisti e industriali venne fondata un'azienda per dare il via ad una vera e propria produzione in scala.L'eterofono, come era stato chiamato dall'autore, deve il suo funzionamento al principio fisico del battimento delle onde. Due oscillatori, posti all'interno della scatola elettronica, prodocono due onde alla stessa frequenza, non udibili perchè superiori ai 20Khz. Tramite le antenne collegate ai condensatori degli oscillatori, frequenze delle onde di origine così da modularne il suono. Una tecnica di esecuzione davvero particolare e ostica da imparare siccome non c'è un contatto fisico con lo strumento, ma bisogna vibrare le mani nell'aria avendo l'orecchio ˛ come unico unto di riferimento. Numerosi artisti utilizzano questo strumento così suggestivo nelle loro performance. Tra questi possiamo ricordare Jimmy Page, chitarrista dei Led Zeppelin, oppure Megahertz, l'eclettico accompagnatore elettronico delle performance di Morgan, leader un tempo dei Bluvertigo, mentre il violinista Mark Feldman vi ha dedicato un intero album intitolato "Theremin Noir”. Un uso molto accurato possiamo apprezzarlo per merito di Vincenzo Vasi, il rumorista di Vinicio Capossela. E' incredibile pensare come a quasi un secolo dalla sua creazione, questo strumento possa ancorasuscitare tutto questo interesse, diventando anzi oggetto di una grossa rivalutazione da parte della scena artistica di ricerca. Sul sito www.paia.com viene spiegato come autocostruirsi un Theremin. mentre a questo link http://www.theremin.it/files/metodo.pdf si trova il "Metodo per Theremin di Clara Rockmore" della quale potete avere degli splendidi saggi su YouTube.

domenica 26 ottobre 2008

Sysix zine #0 SFOGO di Giacomo Acunzo

La tormentata vicenda rifiuti” compie 14 anni. Dopo tutto questo tempo la crisi stenta ancora a trovare una via d'uscita. Strade, quartieri ed intere città sono sommerse da ogni tipo di rifiuto ed ogni giorno ne vengono ancora prodotti 6\7000 tonnellate di nuovi, a dimostrazione -se mai ve ne fosse bisogno che il momento attuale è certamente uno dei più difficiliˇdall'inizio di questa storia ad oggi. Con una realtà resa asfittica dall'invivibilità della situazione, un momento di riflessione appare più che mai necessario ed improrogabile. Scelgo di iniziare in maniera semplice: apro il dizionario della lingua italiana Devoto-Oli Emergenza s.f.: circostanza imprevista, momento critico per la sicurezza pubblica. Il concetto di emergenza dunque è associato ad una SITUAZIONE TEMPORANEA, ad un caso limite IMPREVISTO. Come è possibile che questa storia vada avanti da così tanto tempo?I problemi campani purtroppo sono radicati nel tessuto sociale ed il particolare quanto pericoloso intreccio tra legale ed illegale, tra chi gestisce la la cosa pubblica e la malavita è talmente palese che nessuno ormai ha più il coraggio di nasconderlo. Questo è sicuramente uno dei motivi. E' significativo a tal fine citare testualmente un brevissimo stralcio del rapporto della commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo rifiuti:“la criminalità organizzata di stampo camorristico continua ad intervenire in maniera diretta sui traffici illeciti di rifiuti, lucrando notevoli somme di denaro[...] “. Questo è quanto rende noto qualche tempo fa il “portavoce” M. Scalia. Sono invece recentissime -27/02/08- le Relazioni conclusive della Commissione parlamentare antimafia:"La condizione emergenziale, che affligge la gestione dei rifiuti in Campania da quattordici anni, ha rappresentato per la camorra la strada attraverso la quale incrementare stabilmente le proprie fonti di reddito ed accrescere il controllo su territorio ed enti locali […] affermazione che non può prescindere dalla considerazione degli effetti prodotti dall'abnorme perdurare del regime commissariale". L'ultimo passaggio ci ricorda l'ennesimo particolare inquietante della vicenda: l'unica risposta offerta dalle istituzioni negli anni è stata la nomina ad oltranza di commissari straordinari che non solo indagine della procura di Napoli, hanno portato avanti in maniera volontaria l'emergenza per ricavarne profitti. Questo però non è stato l'unico colpo inferto ai cittadini dalle istituzioni.Non possiamo non fare riferimento alla vicenda “Impregilo” che coinvolge direttamente il governatore della regione Campania Antonio Bassolino -uno degli ex commissari straordinari a gestire l'emergenza rifiuti-, i suoi due ex collaboratori Facchi e Vanoli e i fratelli Romiti, amministratori delegati dell'Impregilo.Sulla loro testa pendono accuse di truffa aggravata e continuata ai danni dello stato, frode in pubbliche forniture, falso e abuso d'ufficio. L'inchiesta nasce nel 2003 e riguarda l´appalto sul ciclo di smaltimento dei rifiuti conferito all´associazione temporanea d'imprese del gruppo Impregilo. L'associazione avrebbe dovuto risolvere il problema in questo modo: chiuse le discariche, i rifiuti sarebbero stati trattati in sette impianti per la produzione di CDR ( Combustibile Derivato da Rifiuti ) e poi bruciati nei termovalorizzatori. Gli impianti però hanno generato soltanto un infinito esercito di ecoballe impossibili da incenerire perché realizzate in maniera inopportuna e oltremodo dannosa per l'ambiente. ” Le società affidatarie sapevano in anticipo di non poter rispettare l'accordo ì chiosa sibillina l'accusa ( la presidenza del Consiglio, la Regione Campania e 549 comuni della stessa ). Per questo e per altri motivi che sarebbe troppo lungo elencare, a giugno 2007 la Commissione Europea ha avviato una procedura di infrazione contro lo stato italiano in merito alla questione rifiuti nella regione Campania ed in particolare nella provincia di Napoli. 
E' necessario sottolineare che dovunque negli ultimi tempi si sono mobilitati gruppi di cittadini che hanno creato comitati civici (Terzigno, Serre, Acerra, Giugliano, Lo Uttaro) per combattere con l'auto-organizzazione l'emergenza e per chiedere una politica diversa in materia ambientale.  Anche in questo caso lo stato è rimasto indifferente dinanzi alle richieste dei gruppi di cittadini ed in molti casi ha utilizzato le forze armate per sedare i bollenti spiriti dei manifestanti. Questo breve prospetto della situazione sicuramente non è incoraggiante e se si fa presente che nel sottosuolo campano sono seppelliti i rifiuti industriali italiani degli ultimi 15 anni, la soluzione sembra davvero difficile da trovare. Ci troviamo dinanzi ad una intera regione offesa, stuprata dalle malfatte dei potenti, lontana anni luce dal guardare la fine del tunnel che ogni giorno diventa più distante. Per questo è fondamentale ricordare l'iniziativa delle “QUATTRO ERRE” lanciata dai movimenti di cittadini e da Legambiente: 
Riduzione - Riutilizzo - Riciclo -Recupero.