domenica 21 dicembre 2008

pittura: Nicola Vitiello

Individuare attraverso le opere il carattere e l’intelligenza di un artista necessita indubbiamente di un’ analisi approfondita del suo linguaggio espressivo, tenendo bene in considerazione gli strumenti materiali utilizzati e il supporto stesso dell’opera, l’immaginario astratto o figurativo espresso, il cromatismo, un’eventuale tendenza del suo linguaggio verso un certo tipo di movimento o avanguardia, insomma il necessario almeno per focalizzare gli aspetti principali delle sue opere. Ma quando ci troviamo dinanzi alla prolifera attività artistica
come quella di Nikò ci si trova sempre un po’ smarriti, la sua forma espressiva è capace di adattarsi a qualsiasi base materiale, non disdegna le materie organiche, spesso disprezzate o dimenticate da molti artisti d’avanguardia, si rompe qualsiasi tabù quando il materiale addirittura è riciclato direttamente tra gli avanzi della città. 
In alcuni casi è il supporto stesso che assume la sagoma del soggetto, come nel caso del teschio dipinto (titolo opera) esposto nell’ultima mostra della factory artistica bolognese “Kunstabauten” di cui Nikò è tra i membri fondatori.

Gli strumenti della sua pittura sono gli acrilici, l’olio e la tempera, la stesura della materia avviene tramite l’uso dei pennelli, è un gesto veloce ma non del tutto istintivo, i dipinti di Nikò nascono da un’ elaborazione mentale del suo immaginario, che si traduce in una pennellata immediata sulla superficie della tela. E’ quindi di natura celebrale l’elaborazione dell’immaginario figurativo di Nikò, se ci soffermiamo sui soggetti delle pitture realizzate, notiamo una sorta di reminescenza, un eco lontano che ci riporta direttamente alle origini della manifestazione espressiva artistica umana, non c’è luogo più primordiale delle civiltà indigene e tribali africane, totalmente estranee ai canoni estetici classici europei, questo discorso fu proprio la base del Primitivismo degli inizi del secolo scorso, una tendenza artistica che è spesso riemersa anche in alcuni artisti contemporanei.
Il soggetto della maschera che ritroviamo in molte culture popolari si presta a fantasiose e lisergiche visoni nella pittura di Nikò, ma non assume mai la staticità di un simbolo, essendo animata e contestualizzata da una energica corrente cromatica. L’opera dell’ artista partenopeo vive nelle accese tinte acriliche che formano il “volto umano”, che diventa il luogo dove sperimentare un originale grafismo di gusto decorativo, un vocabolario che è presente nelle opere Jean Michele Basquiat e di Keith Haring e che viene alla luce proprio nel underground delle grandi periferie urbane americane e europee. Un discorso simile lo ritroviamo a metà degli anni ottanta nella tendenza artista della “Street Art”. Si affianca a questa consapevolezza della destinazione finale dell’opera una altrettanta attenzione del ruolo centrale dello spettatore che per l’artista diventa il vero obbiettivo da centrare, il vero beneficiario conclusivo di tutto l’intero percorso creativo e che permette all’opera di acquisire un significato proprio, caratteristica che rende l’arte di Nikò costantemente aggiornata e presente, priva di qualsiasi turbamento nostalgico.



Intervista a Nicola di Antonio Vitiello

Nikò, chi sei?
Credo che la risposta più completa sia un creativo, ossia una persona che tenta di guardare e andare oltre qualsiasi aspetto mentale e materiale della vita, facendo tesoro di tutte le suggestioni che il vivere ci procura.

Che cos’è un quadro?
Il risultato di una interazione tra l'uomo e il colore, scaturito da un continuo scambio di emozioni visive e mentali, che l'artista e i suoi strumenti, si scambiano continuamente e a vicenda per tutto il tempo che porterà alla conclusione dell'opera.
Un quadro è un grido muto, che con la forza della linea e del colore, assorda chi si ritrova ad osservarlo.

Cosa sono per te i colori?
L'essenza di ogni manifestazione artistica, i muscoli, gli arti, i polmoni di un opera.

La tua pittura, almeno inizialmente, cita molto Basquiat. Cosa hai preso da Basquiat e in cosa ti differenzi da lui?
Impossibile nascondere la mia attrazione per l'opera di Basquiat, è stato un vitale riferimento per la mia formazione artistica.
Nel suo lavoro ho trovato una motivazione a credere e a fidarmi ciecamente del mio istinto, ad andare oltre qualsiasi schema e ad apprezzare al meglio il colore quale protagonista del quadro.
I miei quadri sono fini a se stessi, vivono di aria propria e difficilmente richiamano situazioni o realtà esterne, a differenza di Jean Michel che spesso fissava sui suoi lavori particolari del mondo che lo circondava.
Il suo immaginario continua ancora oggi ad interessarmi, ma i veri fautori del mio operato sono le immagini che attendono di essere dipinte su tela dalla mia mente e dalle mie mani. 



Ci risulta che hai studiato a fondo la pittura murale e la “Street Art” e l’hai anche praticata. Cos’è che spinge un artista ad esprimersi in questo modo?
A quanto pare siete ben informati, oltre che averla praticata, la Street Art è stata anche l'argomento che ho trattato nella mia tesi universitaria.
Perchè elemosinare una manciata di metri sulla parete di una galleria, a volte anche in cambio di consistenti somme di denaro, quando abbiamo a disposizione un mondo intero da dipingere.
L'arte deve generare emozioni sincere, credo che recarsi in una galleria per vedere un quadro, prendere un appuntamento con quella visione, non potrà mai dare la stessa sensazione del ritrovarsi inaspettatamente di fronte ad un opera d'arte per le strade di una città. In passato posso dire di aver fatto delle "azioni" urbane, stencil e pitture, ma nella maggior parte dei casi le applicazioni erano un po differenti.
Per un periodo ho realizzato in strada, utilizzando tavole recuperate, dei dipinti che poi abbandonavo, per osservare da lontano le reazione dei passanti. L'interessamento di un osservatore di passaggio mi ha dato molte più soddisfazioni che quello di un visitatore di una galleria. E' il contatto diretto, è il contesto urbano in cui si colloca un'opera che la rende più umana e viva.
Mi viene in mente una frase che credo possa concludere questa risposta: una gabbia è sempre una gabbia, anche se fatta d'oro.

Le istituzioni, a tutti i livelli, e le persone comuni sembrano essere sempre meno tolleranti nei confronti di chi esprime la sua arte dipingendo i muri. Questo atteggiamento è un bene o un male per i painters e per la loro arte?
L'arte urbana è un argomento che bisognerebbe considerare e approfondire meglio, mai come oggi la street art viene criminalizzata e punita, bisogna imparare a distinguere l'arte dal imbrattare le pareti.
Purtroppo in giro ci sono troppe persone dalla bomboletta facile, che senza ne rispetto ne arte, imbrattano con grovigli di parole e simboli, ambienti che non meriterebbero di essere trattati in quel modo. E chi ne paga le spese sono i veri artisti della strada, persone dotate di una sensibilità che dovrebbe essere tutt'altro che repressa. L'arte ha bisogno di spazi, e gli spazi hanno bisogno d'arte.

Dovendo definirti artisticamente come lo faresti?
Non lo farei.

Le correnti pittoriche moderne e contemporanee, che sembrano cosi lontane dall’arte figurativa classica, altro non hanno fatto che estrarre dalla figura di volta in volta qualcosa: la forma, il colore, la materia, il concetto. Credi che ci sia ancora qualcosa da mutuare dall’arte classica? Quale può essere il futuro dell’arte?
L'unica cosa che mi auguro per il futuro dell'arte è che ci si continui a sporcare le mani, certo il concetto è importante, ma non si può pretendere che prenda il posto della materia. Cè un tempo per ogni cosa, non dico di buttare via il vecchio per il nuovo, ma almeno di metterlo da parte.

Quale puo essere il futuro artistico di Nikò?
E che ne so, un imbianchino con molta fantasia.



altre opere di Nicola Vitiello nella sez. ArtGallery

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