
tratto da: Il Sitar e la Musica Indiana di Annysha Sacchini.
La Musica Indiana è un insieme di fenomeni musicali di natura diversa, sicuramente è il riflesso delle civiltà che hanno insediato il territorio indiano. Infatti l’India è da sempre invasa da diversi popoli, che hanno portato con se, i propri costumi, istituzioni, concezioni filosofiche, religiose e artistiche.
Gli occidentali hanno definito la musica indiana come musica modale, anche se è differente da altre musiche della stessa famiglia come i canti gregoriani o la musica greca. Un altro elemento differente è che la musica indiana si accentra su un solo tema, su uno stato d’animo per tutta la durata del brano o raga (melodie tradizionali) .

I primi contatti tra occidente e oriente non furono di comprensione reciproca, in quanto l’occidente si è sempre imposto come civiltà più forte, senza pensare a stimare il valore di ciò che andava a distruggere. Nella metà degli anni ’60 molti giovani occidentali stanchi dello stile di vita legato alla civiltà industrializzata, cercano nuovi stimoli che riescono a trovare nella cultura indiana, il primo incontro musicale è
stato in occasione del Woodstock Festival,
al quale ci fu la partecipazione di artisti indiani come Ravi Shankar amico di Gorge Harrison dei Beatles che volle anche la presenza del musicista indiano nel loro tour.
al quale ci fu la partecipazione di artisti indiani come Ravi Shankar amico di Gorge Harrison dei Beatles che volle anche la presenza del musicista indiano nel loro tour.Il Sitar
La comunità indiana è abbastanza concorde a stabilire la nascita del Sitar intorno al 1200 d.c., periodo in cui l’India fu invasa dalla dominazione islamica. Proprio per questo innesto di due culture diverse, esiste una diatriba tra la tradizione indiana e quella musulmana, le quali rivendicano come propria l’origine di questo strumento e delle nuove forme musicali a esso connesso.Il sitar appartiene alla famiglia dei liuti a pizzico con manico tastato.
Uno degli elementi che caratterizza la sonorità del sitar è la cassa di risonanza, costituita da una zucca, infatti il primo passo nella costruzione dello strumento è dato proprio da lei, elemento naturale, gia confezionato e pronto all’uso, ma non conveniente dal punto di vista pratico, essendo ogni zucca diversa dalle altre, in dimensioni, forma, curvature, etc… ; ogni volta ci vuole molto tempo per costruire un manico e un piano armonico adattabile al profilo sempre variabile e irregolare di ogni zucca, sarebbe più pratico farli in serie con del buon legno con misure standardizzate, ma la scelta è sensata in quanto la zucca essiccata presenta una superficie durissima e sottilissima, mentre al suo interno si forma uno strato spugnoso tipo poliuretano espanso (materiale isolante sintetico) e ciò rende la timbrica inconfondibile soprattutto sulle frequenze acute. Il manico e la tavola armonica sono costruite con legno Tun che si trova solo nelle isole Andamane (Golfo del Bengala). Il sitar moderno monta da 6 a 7 corde principali. La prima corda è in acciaio ed è accordato il FA3, la seconda in ottone o bronzo ed è in tonica, ovvero in DO3, la terza in MI e la quarta in SOL entrambi in acciaio, la quinta e sesta accordate in DO4 e DO5. Oltre le corde principali ci sono le Taraf ovvero le corde di simpatia, composte da 11 o 13 corde di risonanza.
In India i nomi delle note sono:DO = SA
RE = RI
MI = GA
FA = MA
SOL = PA
LA = DHA
SI = NI

Il SItar viene suonato stando a terra, la gamba sinistra viene suonata sotto la destra in modo che la zucca appoggi nella cavità del piede sinistro, mentre con il piede destro si tocca il manico ed è utile per battere le Mantra (unità ritmiche) durante l’esecuzione della musica. La posizione è fondamentale oltre che per il bilanciamento del sitar anche per la riuscita delle tecniche strumentali.

Per suonare il Sitar c’è bisogno del Mizrab (una specie di plettro di filo d’acciaio) messo sull’indice della mano destra, si usa toccando le corde dal basso verso l’alto (DA) dall’alto verso il basso (RA).
Nel Sitar l’ottava comprende 22 sruti, gli struti secondo gli indiani sono intervalli piccoli del semitono, si presentano quando si ha una trazione laterale delle corde così si ottengono delle oscillazioni al di sopra o al di sotto della nota effettiva, senza mai superare l’intervallo di un semitono. Ancora oggi non è stato calcolato matematicamente il valore degli struti.
La musica che esprime sentimenti e stati d’animo ci riguarda da vicino, soprattutto quando si tratta di una musica capace di esprimerne i livelli più alti.
consigli sull'ascolto: Ravi Shankar, Hariprasad Chaurasia, Trilok Gurtu
Intervista a Ravi Shankar e Costruzione del Sitar
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