domenica 21 dicembre 2008

personaggio: DAVID LINCH di Carla Martire


Il cinema del regista, sceneggiatore, pittore, musicista e compositore David Lynch è sempre un viaggio, spesso senza ritorno. I suoi film, alcuni ai limiti della sperimentazione, si amano o si odiano. Essi ci introducono senza preavviso in un immaginario disturbato popolato da perversioni, deformità fisiche e psichiche, inquietudini e ossessioni.
Questo viaggio diventa spesso una riflessione sulla concezione stessa di cinema come strumento per rappresentare una realtà in cui prendono vita le paure e i fantasmi dell’inconscio, come strumento per rappresentare una dimensione altra dove diventa sottile ed effimero il rapporto tra bene e male, normalità e anormalità, realtà ed apparenza. Sono questi alcuni degli elementi fondamentali della sua poetica, sempre pervasa da principi antitetici, nel tentativo di decifrare i grandi misteri dell’esistenza.
Il perdersi tra sogno ed incubo, artificio ed illusione diventa quindi quasi inevitabile nel cinema di Lynch, se leggiamo la sua opera come un estremo tentativo di accedere alla dimensione dell’inconscio.
Gli eventi mentali e soprattutto il tempo della mente è differente dalla struttura temporale lineare che comunemente utilizziamo come sistema di riferimento e assomiglia di più al tempo ciclico, senza un inizio né una fine. I plot narrativi di molti dei suoi film rispecchiano tutto questo, sovvertendo i modelli lineari e razionali e facendoci passare, senza preavviso, dalla descrizione realistica degli eventi all’interpretazione degli stessi da parte della psiche dei suoi protagonisti e quindi facendoci sprofondare ad un livello inconscio.
Spesso i suoi film ci infastidiscano o ci sembrano incomprensibili forse proprio perché questi eventi mentali non possono essere controllati razionalmente, sovrastano i protagonisti dei suoi film e bloccano i nostri normali processi di comprensione. Uno dei modelli proposti per l'esegesi della struttura narrativa di Strade perdute è il famoso anello di Moebius:«questo thriller allucinato come un incubo parla dell'incapacità di un uomo di
mantenere il controllo sulla propria vita. Lo fa attraverso una struttura narrativa paragonabile a quella di una fuga (musicale) oppure all'anello di Moebius che si avvolge su se stesso senza che sia possibile distinguere la parte esterna da quella interna, una struttura in cui è scardinato addirittura il fondamento di ogni narrazione, l'identità del protagonista» [Il Morandini, Zanichelli].
Tuttavia spesso Lynch gioca e dà segnali allo spettatore del passaggio che sta avvenendo a questo livello altro, del viaggio che sta iniziando verso l’inconscio e lo fa con metafore alquanto inconsuete: pensiamo alla tecnica dell’avvicinamento, allo zoom su un particolare personaggio o oggetto, che rappresenteranno poi la chiave di svolta del racconto. Ad esempio in Velluto blu il passaggio ad una dimensione altra è lo zoom su un orecchio mozzo, che segna il passaggio dell’io razionale al blu del titolo, al buio della ragione, allo spegnimento della razionalità, al lato oscuro della mente.
Altre chiavi di accesso sono la scatola blu che separa i sogni dalla realtà in Mulholland Drive, o la visone del mondo attraverso la seta bruciata in Inland Empire e così via.
Quando Lynch apre l’immagine a questa dimensione altra, introduce nella sintassi filmica una forte componente di ambiguità e di non detto che richiede allo spettatore di intervenire attivamente nella storia: di fronte all’incomprensibilità e al disagio, lo spettatore è chiamato a completare attivamente l’opera, a trasformare l’invisibile in visibile, sovrapponendo ad opere perennemente sospese ed irrisolte il nostro immaginario, il nostro sguardo.
Questa è la frase con la quale il Mereghetti chiude la sua recensione di Inland Empire: “«la vita è molto, molto complicata e così anche ai film dovrebbe essere permesso di esserlo» (frase di Lynch ndb) Se per una volta un grande film riesce a raccontare in maniera non banale questa «complicazione», non mettiamo la testa sotto la sabbia: accettiamo la sfida e proviamo a misurarci con le sue idee”. 



Filmografia di David Lynch
http://www.davidlynch.de

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