
Paolo Camillo e Mauro: i Malatja ritornano sulla scena musicale con il loro terzo album: “48”. Chi non ha mai assistito ad un concerto dei tre ragazzi di Angri non conosce ancora l'ironica energia che hanno imparato ad urlare. Provo ad inoltrarmi insieme a loro fra le curve del “48”. A parlarmi è Paolo, voce e chitarra nonché autore dei testi:
Fino a pochi anni fa mangiavate “past'e cicer'”…(uno dei loro pezzi più cantati, nda) Oggi cosa propone il vostro menù? .
Ascoltando il nuovo album ci si accorge subito che il cibo ritorna, basti pensare al pezzo “pane e veleno”. La cucina infatti è l'espressione più forte della cultura di un popolo, quasi ad indicare un ambiente di vita e rinnovamento che esiste quotidianamente e che io amo sottolineare anche inconsciamente. 48, il titolo dell' album, ha per noi una triplice valenza. Raffigurato in copertina con il numero della tombola, è in primis il morto che parla: storie di morti ammazzati, storie di camorra, carnefici e vittime. Ancora, 48 vuol essere un morto che parla in senso astratto: il punto di vista di chi nella società non conta nulla. Infine, 48 come simbolo della rivoluzione. Un cd carico di sfumature che parte dal nostro vissuto per poi toccare temi sociali, cosa che io tendo ad allontanare dai miei testi anche se poi non riesco davvero a farne a meno.
Il disco vuole essere un semplice spunto di riflessione o rappresenta un vostro preciso modo di vedere la realtà che vi circonda?
Io cerco di allontanarmi da un discorso cantautorale: la mia cultura musicale non è legata a questo tipo di tradizione e forse non mi sento in grado di portare avanti un discorso simile. C'è però nei testi il segno dei tempi che viviamo che fanno parte della mia vita e che non riesco ad escludere. E' una mia fotografia della realtà che non vuol essere un insegnamento per nessuno .
Musicisti come Alan Wurzburger e Peppe Barra hanno tradotto i napoletano alcuni versi di De Andrè tratti da “Crueza de ma”, album tutto in genovese. Sarebbe possibile tradurre i pezzi dei Malatja in un altro dialetto? .
Io credo che sia davvero impossibile, data l'immediatezza dei nostri pezzi : una napoletano che vive da 40 anni a Milano potrà magari comprendere il senso semantico delle parole ma non riuscirà comunque ad entrare nei testi. Le parole hanno una serie di logiche sottese complicate da capire per una persona che non vive questa realtà. Lo stesso “past 'e cicer”, che tanto ha fatto sorridere, in realtà è molto triste così come tanti altri nostri brani che tutto sommato potrebbero definirsi ironici: un sorriso cioè in cui è racchiuso un velo di tristezza. Quando scrivo cerco di fotografare una realtà che mi sembra felice per poi ritrovarmi dinanzi ad un pezzo intriso di amarezza, quasi a testimoniare il mio essere ironico: allegro e triste allo stesso tempo .
Nel film “No grazie il caffè mi rende nervoso” James Senese aggredisce Lell Arena chiedendogli “a te che te piace? A musica o o'fumm?”. Per i Malatja cos'è che fa grande un gruppo, la musica o l'immagine? .
Premetto che sono un grande fan di Senese tanto da dedicargli anche l'unica cover della nostra carriera: una sorta di omaggio per la grande influenza che ha avuto ed ha tutt'ora sulla nostra musica. Ipocritamente potrei dire che ciò che più conta è la musica, ma in realtà io per primo sono schiavo di un'immagine che non è del tutto naturale. Al momento però l'immagine è proprio l'aspetto che noi curiamo di meno, pur avendo un impatto visivo molto forte con il pubblico. Dovremo cioè imparare a diffondere meglio il clima che si crea fra noi e la gente, magari tramite videoclip ed album fotografici. Dopo aver curato la musica è il momento di curare anche l'estetica .
Qual è il vostro rapporto con il web? .
Il web è un arma a doppio taglio perché decurtando la logica di musicbusiness dà la possibilità ai nuovi poveri della musica di avere delle voci in capitolo che prima non esistevano. Oggi un cd non ha una vita di mercato. Bisogna essere furbi e capire che c'è un universo da colonizzare che tra l'altro rappresenta un'occasione in più per andare oltralpe, oltreoceano. Produrre un disco oggi non ha nessun rientro economico, è quasi un status simbol di un gruppo: i pezzi si mettono sul supporto cd ma la diffusione vera è quella via web .
Siete stati spesso accostati ai 24 grana. Un'analogia giusta? .
In realtà il nostro è un discorso totalmente opposto al loro. Non che io voglia puntare il dito, anzi … I 24 grana hanno la loro dimensione ed i loro 'perché' ed è giusto che ci siano ma noi siamo tutt'altro mondo. A me piacerebbe essere accostato a loro qualora ci fosser convergenze, ma sia come testi che come genere siamo molto lontani. L'assonanza forse nasce dal fatto che loro ormai incarnano quei napoletani che non fanno più una musica napoletana legata agli stereotipi che esistevano 50 anni fa, per cui poi è facile accostarli a qualunque avanguardia partenopea.
Che idea avete delle strutture che dovrebbero diffondere la musica in Campania?
All'età di 34 anni mi rendo conto che le cose sono peggiorate tantissimo. Negli anni 90 il centro
sociale di Pastena organizzava ogni settimana dei concerti di gruppi molto particolari, fin quando non è finito il trend dell'idea di centro sociale. C'è stata una sorta di regresso per le strutture di cui parliamo ma la cosa terribile è che non c'è distribuzione: ci sono grosse difficoltà nel trovare studi che abbiano un occhio di riguardo per le band emergenti vista la difficoltà di suonare anche nei locali privati. Va detto però che negli ultimi tempi diversi locali iniziano a rendersi conto che è più interessante avere a che fare con un ragazzino che con la chitarra distorta urla la sua vita rispetto alla classica cover band. Anche grazie al web nei prossimi due o tre anni qualcosa si muoverà, quanto meno ce ne sono i presupposti…
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