martedì 28 ottobre 2008

Sysix #0 LIBERATO ALIBERTI di Virginia Casillo

Liberato Aliberti, classe 1979, è laureato in architettura. Si dedica da diversi anni all'acquarello, dipinge su carta e in maniera autodidatta sviluppa una tecnica personale che prevede l’uso di superfici di polistirolo . I suoi lavori, tutti di piccolo formato, sono il risultato di una ricerca creativa che indaga i temi della “surmodernità” attraverso le sue “figure dell'eccesso”(spaziali e culturali): non-luoghi, mutamenti di scala, annullamento delle distanze, inquinamento spaziale, sovrabbondanza di icone inespressive e comunicanti, deterritorializzazione.Con legge “tettonica monocroma” compone il peso dei toni, usando la pastosità del colore fino a farla scomparire nell'evanescenti trasparenze all'acquarello, esplorando la leggerezza.

Breve intervista a Liberato Aliberti sull'acquarello Hong Kong.

Qual è la ragione che t'ha portato a scegliere Hong kong,città così lontana sia in termini spaziali che culturali ?
E' una “città generica”, una delle tante diffuse per il globo con caratteri “identici” alle altre megalopoli orientali o occidentali. Il 2007 è stato l'anno in cui per la prima volta nella storia dell'umanità la popolazione che vive nelle città ha superato quella del resto del territorio abitato. Hong kong ha una densità abitativa altissima, veramente impressionante; guarda ad esempio il dossier fotografico di Michael Wolf pubblicato in rete. Sicuramente è l'esempio perfetto di “paesaggio ibrido” in cui lo skyline dei grattacieli ricorda quello di Manhattan, Londra per i bus a due piani , la guida a sinistra, Victoria Park e tutta la nomenclatura stradale, Monte Carlo e Rio per il tuffo dei monti sull'acqua, Shanghai per le giunche che incrociano i transatlantici nel porto...

Il tuo acquarello mostra cose che l'occhio umano non potrebbe mai percepire; guardi dall'alto,da molto in alto. Perchè cerchi un nuovo punto da cui osservare il mondo,i luoghi?
L'uomo è ancora troppo ancorato alla terra. Il punto di osservazione usato in passato nascondeva troppe cose che invece l'iperrealistico occhio satellitare oggi riesce a svelare.
I vedutisti romantici al massimo guardavano dai monti, Paul Gauguin si spinse fino a cercare “l'esotico”; oggi è consueto guardare il paesaggio dagli aerei o attraverso foto satellitari. In maniera istantanea e simultanea è possibile esplorare il globo, “zummare” sui luoghi o sui non-luoghi della terra, conoscere i segni tracciati dall'uomo sul territorio, guardare la “quinta facciata” dei nostri edifici. Cerco di osservare con un punto di vista improprio, infinito, oggettivo, divino; ne consegue un rifiuto della visione egocentrica della prospettiva occidentale a favore di quella assonometrica di tradizione orientale.


"Una megalopoli di 7 milioni di abitanti che, con una densità di 6250 abitanti per chilometro quadrato, occupa poco più del 13% del suo territorio e può vantare ancora quasi l'80% di aree verdi a disposizione. Ci vuole l'iperrealistica oggettività dell'occhio satellitare per svelare ciò che la vista dal basso abitualmente nasconde: restituisce unità al puzzle dei frammenti, mette in chiaro il bisturi di uno sviluppo urbano che ha sino agli anni novanta, strappato al mare più di 4000 ettari (10000 nel 2010) modellando le coste come un orlo di sartoria, da allungare e modificare sotto la pressione dell'impulso demografico e dell'ambizione politica-amministrativa. Sorta di Olanda orientale, Hong Kong è la quintessenza della nozione contemporanea di paesaggio artificiale: un insulto e una blandizia per l'imperativo ecologico.....” Fulvio Irace
nella sez. Artgallery altre opere dell'artista

Nessun commento:

Posta un commento